Telefono 055217479

info@acquifera.org



Blog

Acquifera Onlus / Blog  / “Esta serà mi Tierra – Questa sarà la mia Terra” di Martino Terrone*

“Esta serà mi Tierra – Questa sarà la mia Terra” di Martino Terrone*

Sette mesi fa -sto scrivendo nell’ottobre del 2019 – Niccolò Giordano ed io, in rappresentanza delle nostre rispettive associazioni ONLUS – Acquifera e Geologia Senza Frontiere – eravamo a lezione in qualità di docenti per un corso specialistico rivolto ai contadini boliviani.

Ci trovavamo a Vila Vila, un Comune di 250 Km2 popolato solo da 5’000 abitanti, nel cuore delle Ande boliviane.

Eravamo nel pieno del progetto GIRCH.

Abbiamo deciso di chiamare questo progetto di water harvesting (più prosaicamente “raccolta d’acqua”) proprio GIRCH che sta a significare Gestione Integrale del sistema di Irrigazione nella Comunità di Huañuma (in spagnolo Gestion Integral para el Riego en la Comunidad de Huañuma).

Facciamo brevemente l’analisi della frase:

  • Gestione (dell’acqua) ovvero la capacità di saper regolare e consumare in modo sostenibile la risorsa idrica.
  • Sistema, è il cuore del progetto: si cercano fonti d’acqua adeguate e si progetta la struttura per convogliare ed immagazzinare il prezioso elemento liquido per poter consumare una sua parte nei periodi in cui scarseggia.
  • Irrigazione: la finalità è garantire il più possibile il rinnovo del ciclo della semina e della coltura anche più volte durante l’anno.
  • Integrale: le fonti d’acqua da cercare sono molte e vanno indagate in superficie e in sotterranea.
  • Comunità: è la suddivisione dei comuni (in spagnolo Alcaldia). Le comunità rappresentano l’ossatura della struttura amministrativa eppure possiedono qualche cosa di parallelo ed ancestrale. Parallelo perché sono in parziale autonomia con la rappresentanza locale (il sindaco) ed ancestrale perché è attorno alla comunità che si tramandano di generazione in generazione pratiche e culti della Pacha Mama (la Madre Terra nei culti Aymara e Quechua) e dove il lavoro della terra può essere condiviso fra i componenti delle varie famiglie che la compongono.
  • Huañuma: il nome della comunità dove abbiamo operato. Composta da una sessantina di famiglie. Ci siamo concentrati sulla parte bassa e abbiamo lavorato con i rappresentati di 12 famiglie.

Il progetto è nato dopo una lunga gestazione

Nel 2016 AYNISUYU, un ente boliviano che si occupa di sviluppo nelle regioni più povere del paese chiede a Progetto Sviluppo Liguria ONLUS, un’associazione italiana con la quale aveva già lavorato in precedenza per delle campagne contro la malnutrizione della prima infanzia, una mano “tecnica” per perseguire e centrare uno degli obiettivi del 2020: mitigare la scarsità d’acqua nella regione andina centrale del dipartimento di Cochabamba: Il Cono Sur.

Progetto Sviluppo Liguria chiede a sua volta un parere a Geologia Senza Frontiere ONLUS e in simultanea si affaccia anche Acquifera che fa la nostra conoscenza.

Nel 2017 entrambe le associazioni partono in separata per Vila Vila e visitano complessivamente una decina di comunità. Scelgono Huañuma come soggetto beneficiario per varie ragioni: grande coesione all’interno della comunità e una molteplice e molto marcata minaccia idrica.

Per molteplice minaccia idrica si intende che il prezioso elemento liquido è sia una risorsa da studiare e proteggere sia un pericolo per gli abitanti.

Come in molte parti del mondo anche la Bolivia andina si sta tropicalizzando. Ciò significa che la quantità di acqua annua che precipita è scarsa (a Vila Vila cadono meno di 350 mm di pioggia all’anno), ma si sta concentrando in finestre temporali sempre più piccole.

E questo vuol dire che l’intensità è molto alta ed incide sull’erosione del suolo.

I contadini ci raccontavano che un tempo non era necessario neanche irrigare per poter raccogliere i frutti e le piante dal terreno. Mantenendo il giusto senso critico su racconti che scivolano talvolta in affascinantissimi miti dell’Epoca d’Ora, si può dire tuttavia che un fondo di verità c’è: solo cinquant’anni fa il ciclo della semina e del raccolto avveniva due volte all’anno. Le piogge garantivano un clima sub-umido e le piante raggiungevano l’essicazione più in là nel corso dell’anno.

Poi, complice un aumento della temperatura e uno sbilanciamento fra agricoltura e pastorizia a favore di quest’ultima, si è arrivati ad abbandonare le terre perché poco produttive e gran parte della popolazione vilavileña è emigrata nella “vicina” Cochabamba che attualmente è diventata una metropoli.

In più sono stati disboscati gli alberi per poter sfruttare il legname impiegato per la realizzazione della Linea Ferrea del dipartimento omonimo: la ferrovia che trasportava i minerali estratti. Nel passato (e per breve periodo) ha collegato i villaggi del Cono Sur a Cochabamba.

Con lo sfruttamento di ben più ricche province metallifere boliviane, il Cono Sur di cui fa parte Vila Vila si è visto sfuggire l’introito dei minerali e contestualmente si è anche impoverito dal punto di vista ambientale: L’acqua scarseggia e quando arriva, lo fa in modo violento e causa un’erosione accelerata perché il terreno è privo della sua naturale copertura un tempo costituita da alberi e da arbusti.

Fra le varie comunità di questo poverissimo Comune, Huañuma è l’esempio eclatante.

Il progetto GIRCH, finanziato dall’8xMille della Chiesa Valdese a fine 2018 e partito ufficialmente a gennaio 2019, è quindi diviso in due parti: Acquifera si è occupata della parte relativa alla gestione della risorsa idrica mentre GSF per ciò che riguarda la mitigazione dell’erosione.

Un obiettivo è stato già centrato. A luglio è stata realizzata la cisterna da 20’000 litri che raccoglie le acque di sorgente (e in parte fluviali) del rio Higuera Mayo. Grazie all’acqua immagazzinata sarà possibile per le 12 famiglie che possiedono gli appezzamenti lungo le sponde del fiume, irrigare nuovamente due o più volte all’anno duplicando in questo modo il raccolto.

Quando Niccolò ed io abbiamo fatto la missione congiunta questa primavera, abbiamo anche condotto un ciclo di lezioni rivolto ai contadini che hanno così appreso i particolari su come captare una sorgente in roccia e quali fossero le tecniche migliori per difendersi dall’erosione.

Non è stato un corso fine a se stesso, ma ha intrecciato tecnica, ambientalismo e politica. AYNIUSYU che ci ha sempre supportato, durante le lezioni traduceva dallo spagnolo al quechua, parlata dai contadini (e dagli Inca loro antenati) e viceversa. In più ha attualmente contribuito a redigere una legge di protezione delle zone di ricarica idrica: in pratica ciò che stiamo facendo con il progetto GIRCH, ma a scala municipale.

Geologia Senza Frontiere, come dicevo, si sta occupando in particolare della realizzazione di opere per il contrasto e la mitigazione dell’erosione.

Il sito pilota è l’appezzamento privato del responsabile della comunità, Ciriaco Camacho. All’inizio Ciriaco chiedeva che potessimo aiutarlo nel gestire in modo efficace i danni che provocava l’acqua sulla sua collina e aveva iniziato a costruire dei piccoli muretti per poter sbarrare il flusso da monte verso valle.

Per inquadrare meglio il problema, è necessario definirne la causa. La pioggia, prima di essere incanalata nei rii e successivamente nei torrenti, precipita sui versanti e scorre, ruscella senza una direzione precisa: è l’acqua ruscellante (agua de escorrentìa).

Se non vi è copertura vegetale, questo moto ruscellante asporta porzioni di terreno che verranno trasportate a valle: si instaura così il processo di erosione.

Ciriaco Camacho ha ben intuito che si dovesse sbarrare il flusso per limitare il carico di terreno eroso che stava minacciando i suoi appezzamenti posti in basso, e noi lo abbiamo aiutato a realizzare qualcosa di più strutturato.

È stato costruito un muretto in pietra a secco di 40 cm di altezza, lungo 120 m che circonda la parte più alta della collina. Ci siamo premuniti di realizzarlo a monte dei solchi di erosione, dove l’acqua smette di essere ruscellante ed inizia a scorrere in modo incanalato: è la nascita del torrente.

A tergo di questo sbarramento (o coronamento/pseudo-fosso di guardia) abbiamo scavato un piccolo canale e alloggiato un tubo di PVC fessurato subito seppellito con materiale drenante.

L’idea è che l’acqua ruscellante si possa convertire in acqua da captare ed immagazzinare, nell’ottica di trasformare la minaccia in risorsa.

Questa barriera è a forma di “U” e devia l’acqua in una prima vasca di accumulo; segue una seconda più a valle per filtrare/sedimentare l’acqua e poi vi è un serbatoio in plastica da 5 mila litri che ha la funzione di rompere la pressione (il salto è di circa una ventina di metri). A questo punto l’acqua viene immagazzinata in una cisterna da 10 mila litri, pronta per essere utilizzata.

Ai piedi della collina, in adiacenza all’appezzamento originario di Camacho, abbiamo realizzato tre ordini di muretto a secco a fasce (terrazas de banco), riempiti parzialmente con il limo proveniente dal fiume Huañuma.

Questa nuova terra (da qui il titolo “Esta Serà mi Tierra”) sarà irrigata con il sistema “goccia a goccia” con l’acqua di ruscellamento captata.

Questo sistema ha un profondo valore tecnico e simbolico:

  • Il costo è contenuto perché gran parte del materiale proviene dal luogo.
  • La tradizione dei muretti a secco è un “ponte” ideale fra la tradizione dei muri in pietra incaici e quelli della tradizione italiana.
  • Sono opere che possono essere replicate e possiedono un grado di manutenzione basso.

A fine ottobre Acquifera e GSF torneranno a Huñuma per il collaudo delle opere. Chissà se da questa ultima missione capiremo se vi siano altre comunità in cui replicare il progetto GIRCH!!!

* Martino Terrone Geologo, responsabile Bandi e Progetti di Geologia Senza Frontiere ONLUS. Ha lavorato nel campo della cooperazione internazionale in Tanzania e in Bolivia. E’ specializzato in Sistemi Informatici Geografici e in Modellistica Idrogeologica Numerica. Attualmente detiene un assegno di ricerca all’Università degli Studi di Genova inerente all’interferometria satellitare applicata agli eventi franosi.

No Comments

Post a Comment