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Donne senz’acqua di Rita Breschi *

Viaggiando sui sentieri, sulle strade rosse, nel bush, sulle rare strade asfaltate che portano ai villaggi dei paesi africani, soprattutto dell’Africa sub Sahariana, si rimane colpiti dalla quantità di persone in movimento. Gli uomini spesso si muovono su biciclette cariche di ogni genere di masserizie, talvolta portano altre persone, vecchi, bambini, adulti, sulla canna o chissà come.

Le donne si muovono a piedi, ai lati delle strade. Camminano lente, coi bambini più piccoli sulla schiena, avvolti nelle fasce, talvolta con il capo coperto da una zucca che li difende dal sole. Spesso queste donne sono bambine a loro volta, che portano fratellini.

I bambini più grandicelli vanno a piedi. Ognuno porta quello che può. Legname, foglie, frutti, ma soprattutto acqua. Sporte, bottiglie, secchi, otri: tutto quello che può reggere un liquido è pieno di acqua.

Le donne sono incaricate di questo lavoro durissimo, e ogni giorno coprono distanze infinite per raggiungere un punto dove attingere l’acqua.

L’acqua serve per cucinare, per bere, per lavare, per lavarsi. Quando è troppo poca, lontana, pericolosa da raggiungere niente e nessuno viene lavato, niente può essere cucinato, e si arriva a soffrire la sete.

L’acqua, o per meglio dire la sua mancanza, struttura la vita quotidiana delle donne africane che la portano sulla schiena, cambia i loro comportamenti, la vita sociale e la salute riproduttiva, e cambia la salute e il destino dei bambini.

Donne al pozzo del Centro di salute (Uganda)

I DATI

2.5 miliardi sono le persone che non hanno accesso a sicuri servizi igienico sanitari
748 milioni sono le persone che non hanno accesso a una fonte sicura di acqua potabile.
1 miliardo sono le persone praticano la defecazione all’aperto. Nove su 10 vivono nelle aree rurali, ma sta aumentando il numero in città
La metà dei paesi non ha accesso a servizi igienici adeguati nelle scuole o nelle strutture sanitarie.
Il 34% delle scuole primarie e il 25% dei centri sanitari rurali non dispongono di servizi igienici adeguati.

LA MORTE DI GENERE

830 donne muoiono quotidianamente nel mondo per cause legate al parto, il 99% nei paesi in via di sviluppo: è una vera strage, come se cadessero cinque o sei jet ogni giorno. La prima causa di morte è l’emorragia, la seconda l’ipertensione, la terza l’infezione.

Le donne in gravidanza muoiono per le stesse complicazioni in ogni parte del mondo, ma nei paesi più fragili muoiono in maniera molto maggiore perché le barriere di accesso e lo scarso livello delle cure, la mancanza di igiene, le precarie condizioni di salute, la scarsissima copertura contraccettiva addensano il rischio della morte di genere nell’età fertile in maniera drammatica.

A tutto ciò si aggiunge il rischio di infezioni dovuto agli aborti, e alle pratiche di mutilazione genitale che nonostante le campagne incessanti (e le leggi che le vietano ormai in molti paesi perché considerate violazione dei diritti umani) continuano a minacciare la vita e la salute delle donne e delle bambine africane.

Secondo l’organizzazione Mondiale della Sanità ci sono nel mondo 200 milioni di donne che hanno subito mutilazioni genitali, e annualmente 2 milioni sono a rischio di riceverle.

Essere donna e madre nel mondo senza l’acqua definisce di per sé standard di salute immensamente diversi da quelli validi per il mondo che ha l’acqua.

NON C’E’ SALUTE MATERNA SENZA ACQUA

Una condizione fisiologica come le mestruazioni rende la vita molto difficile quotidianamente a 800 milioni di donne  nel mondo.

A parte la valenza “magica” del sangue, i tabu collegati, la condizione di segregazione che sperimentano, esse non hanno accesso all’acqua, né a materiali usa e getta per tamponare la perdita, e si arrangiano con strumenti come stracci, foglie, fango, con i rischi infettivi personali e sociali correlati.

Senza accesso ad acqua sicura da bere e a minime dotazioni igieniche (latrine ad esempio) le donne fronteggiano rischi per la loro salute in gravidanza, durante il parto e nel periodo post partum.

Una donna rischia le infezioni, conseguenze dirette dell’acqua contaminata e della mancanza di strutture igieniche; ma anche le conseguenze indirette di questa mancanza intervengono pesantemente sulla sua salute, nel momento in cui può incontrare la violenza se deve avventurarsi in un territorio non sicuro per raccogliere acqua.

IL PROGRAMMA WASH

La campagna lanciata dall’organizzazione Mondiale della Sanità denominata WASH (acronimo per WAter, Sanitation, Hygiene) entra in un tema di salute globale con un approccio sistemico.(Sustainable Development Goal 6.) Con essa viene promossa anche la Giornata dell’Igiene Mestruale, e a corredo della campagna ci sono iniziative di educazione sanitaria che incoraggiano le donne a costruirsi assorbenti riutilizzabili, ed a lavarli correttamente.

Tamponi lavabili, riutilizzabili

LA GRAVIDANZA E IL PARTO NEL MONDO SENZA L’ACQUA

L’infezione è la terza causa di morte di donne in gravidanza e nei 42 giorni successivi al parto.

Uccide circa 31.700 donne ogni anno durante questo periodo vulnerabile. Senza acqua pulita e servizi igienici di base, la capacità di una donna di combattere le infezioni è compromessa. Le scarse condizioni igienico-sanitarie in casa, aumentano di tre volte la probabilità di morire delle donne in gravidanza e dopo il parto, rispetto alle donne che hanno servizi igienico-sanitari di base. Tuttavia, la casa non è l’unico posto dove alle donne manca l’acqua pulita e servizi igienico-sanitari. Molte strutture sanitarie dove esse vanno per partorire mancano di queste risorse. Si può immaginare quanto è difficile prevenire l’infezione durante un taglio cesareo, il taglio del cordone ombelicale e il processo di guarigione dopo la nascita se non ci sono acqua pulita o servizi igienici, anche in una struttura sanitaria.

Contenitore di acqua destinata ad un reparto di degenza ostetrica (Uganda)

Tutto ciò mentre è noto che il lavaggio delle mani con il sapone da parte di chi assiste la nascita e della madre stessa riduce del 41% la mortalità neonatale, e che l’igiene alimentare e l’igiene della casa riducono del 33% la diarrea infantile.

Predisposizione al lavaggio delle mani per il parto in un Centro di Salute (Uganda)

Una donna ha maggiori probabilità di sviluppare un’infezione al momento del parto e nell’immediato periodo successivo, ma l’infezione cronica colpisce anche le donne in gravidanza.

In tutto il mondo, 44 milioni di donne in gravidanza hanno infezioni da anchilostoma a causa della mancanza di acqua pulita e di servizi igienico-sanitari. L’anchilostoma è un parassita intestinale; aumenta moltissimo il rischio di anemia della gestante, e il rischio del neonato di avere basso peso alla nascita, difetti congeniti e morte.

La mancanza di igiene colpisce una donna (più che un uomo) non solo perché la espone maggiormente ad infezioni.

In molti luoghi in cui non sono disponibili servizi igienico-sanitari di base e acqua pulita, la disuguaglianza di genere costringe le donne a avventurarsi su lunghe distanze per raccogliere l’acqua e anche per defecare. Infatti, in molti luoghi, le donne possono liberare l’intestino solo durante le ore notturne. Dopo che il sole è caduto, una donna si avventura nel buio verso una latrina pubblica. Oltre ai rischi per la salute biologica che questo comporta, questa costrizione rende la donna incredibilmente vulnerabile agli attacchi violenti, incluso lo stupro. Non possiamo dimenticare l’interazione critica tra accesso a WASH, violenza e salute materna.

Medici Senza Frontiere [MSF] ha riportato che in un periodo di cinque mesi nel 2004 e nel 2005, sono state da loro assistite 297 vittime di stupro nel Darfur occidentale, l’82% delle quali ha riferito di essere stata violentata mentre svolgeva attività quotidiane come raccogliere acqua e defecare.

Le ragazze e le donne del mondo senz’acqua trascorrono la maggior parte del loro tempo a raccoglierla. Il 69% delle donne e delle ragazze sono le principali responsabili della raccolta di acqua per la loro famiglia, un lavoro che si traduce in una camminata di oltre dieci miglia al giorno in media. Con questo onere, una ragazza raramente ha il tempo di ricevere un’istruzione. Come molti altri fattori sociali, la mancanza di istruzione porta con sé la conseguenza della cattiva salute. Secondo un’analisi fatta dall’OMS sulla salute materna e perinatale, una donna senza istruzione ha una probabilità tre volte maggiore di morire durante la gravidanza rispetto a quella che ha terminato la scuola secondaria. WASH è un problema di salute, empowerment, educazione e prevenzione della morte materna.

L’obiettivo 10 del Millennium Development Goal 7 (dedicato a dimezzare la percentuale di persone senza accesso sostenibile all’acqua potabile e alle strutture igienico-sanitarie di base) ha portato WASH a più di 2 miliardi di persone, ma non abbiamo ancora raggiunto i rimanenti 2,5 miliardi che attualmente non hanno servizi di base igienico-sanitari. I nostri sforzi e il nostro impatto possono raggiungere il loro pieno potenziale solo se integriamo le conoscenze e collaboriamo tra le varie discipline.

Senza la pretesa di essere stati esaustivi, solo con la speranza di illuminare qualche aspetto dei diritti negati e di una giustizia che nel mondo delle donne tarda ad arrivare, in Africa più che altrove, abbiamo esaminato alcuni aspetti della salute riproduttiva che la mancanza di acqua compromette.

http://www.un.org/waterforlifedecade/waterandsustainabledevelopment2015/images/wash_eng.pdf

https://water.org/our-impact/all-stories/how-access-safe-water-changed-lives-4-women/

 *Rita Breschi,  Ostetrica, Firenze

 

1 Comment

  • patrizia

    Rispondi 16/11/2018 17:24

    In tutte le condizioni di criticità , di povertà estrema , gli esseri umani uomini e donne soffrono e pagano un duro prezzo, ma è giusto sottolineare come da sempre le donne sono quelle che ne pagano, se possibile ,ancora di più.
    Quando non c’è disponibilità di acqua, sono donne e bambine che utilizzano la maggior parte del loro tempo a rispondere a questa necessità “raccolgiere acqua”. Oltre la fatica e il peso fisico di questo lavoro , questo vuol dire anche “opportunità perdute”.
    L’Unicef stima in 200 milioni di ore che corrispondono a 8,3 milioni di giorni, ovvero a 22.800 anni il tempo perduto per questo…- . “É come se una donna iniziasse a raccogliere acqua durante l’Età della Pietra e arrivasse a casa nel 2016″… quanta “vita” e quante opportunità hanno perso…

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